Il Segreto degli Annunaki e i veri scopi degli ET sulla terra. TERZA PARTE

Nell’episodio precedente, quello dedicato ai papiri Gnostici di Nag Hammadi, abbiamo appurato l’esistenza, seppur molto ben nascosta, di un dato essenziale alla nostra ricerca. A quanto pare, nella BIT SHIMTI, la casa dove era soffiato il vento della vita, avveniva un’operazione molto particolare:

oltre alla creazione del corpo umano, gli Annunaki Arconti, letteralmente impiantavano nel corpo del loro nuovo schiavo un’anima; allo scopo di donare la coscienza ad un corpo che altrimenti sarebbe rimasto in uno stato vegetativo simile a ciò che oggi chiamiamo coma. Un involucro vuoto.

L’atto di soffiare il vento della vita era appunto una pratica di tipo tecnologico ? Visto che la BIT SHIMTI era un laboratorio ?

In questa eventualità, di quale tecnologia stiamo parlando ?

Allo scopo di raggiungere una più elevata comprensione della questione, siamo obbligati ad approfondire la conoscenza di un tassello fondamentale di questo enigma: l’Anima.

Il concetto di Anima compare la prima volta, nel mondo occidentale, con Socrate, che ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di anima possedeva connotati esclusivamente mitologici. ad esempio negli autori epici come Omero e Virgilio, dove l’anima era descritta come un “soffio” che abbandona il corpo nel momento della morte; allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un’ombra, capace di sopravvivere nell’Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice.

È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine Psyche, per designare il mondo interiore dell’uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità.

Nelle filosofie orientali e nelle religioni ad esse collegate, l’anima è l’aspetto più puro e sottile dell’esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l’evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha “rivestimenti”, viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, “ego”, è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia.

Tutte le pratiche yoga, e più in generale, molte delle diverse articolazioni del pensiero indiano, hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell’ego, intendendo quest’ultimo come un’illusione (Maya) apportatrice di sofferenza che si perpetua attraverso l’incessante ciclo delle reincarnazioni (Samsara).

Nella tradizione esoterica si parla di anima individuale (Jiva) e anima suprema (Ātman). Poiché lo yoga si pone appunto come obiettivo la fusione del Jiva nell’Atman, del sé individuale con quello supremo, esso mira in tal modo alla vera realizzazione spirituale e alla fine della sofferenza. L’Atman, letteralmente «respiro», può quindi essere inteso in una doppia accezione, sia come “anima universale”, sia come princìpio dell’anima individuale.

Uno degli errori più comuni, uno dei dati più falsi e fuorvianti che si possano divulgare, consiste nel sostenere che l’anima sia qualcosa che si possiede o peggio: c’è chi ha l’anima e chi non ce l’ha. Concetti di derivazione Cristiana, ripresi anche da certi personaggi che tanto si agitano nel mondo dell’ufologia e delle abductions, i rapimenti alieni; cercando di convincerci che alcune persone hanno l’anima, quelli oggetto di interesse degli E.T., e altre invece no.

L’anima non è un’entità diversa da noi, non è qualcosa che abbiamo o non abbiamo. Non è uno spiritello che convive con noi, nella nostra testa. Noi siamo anima, coscienza, spirito. Il nostro corpo è solo un aggeggio utile all’anima per interagire nell’universo materiale.

Pressoché tutte le filosofie sono d’accordo su alcuni punti fondamentali. In primo luogo l’anima non è composta di materia, non fa parte integrante dell’universo fisico, quindi non è fatta di atomi, particelle, energie, spazio o tempo. L’anima interagisce con l’universo fisico ma ne è costantemente esteriorizzata, distaccata, anche se spesso non ce ne rendiamo conto.

Questo concetto ci porta a ritenere, quindi, che l’anima sia eterna, immortale.

Legato a doppio filo al concetto di Anima immortale, vi è il fenomeno della Reincarnazione.

La comprensione delle cronache Sumere relative alla genesi, dei testi gnostici e, come vedremo in seguito, delle reali attività Ufo sulla terra, è imperniata sul concetto di immortalità dell’Anima e di Reincarnazione; quindi la rinascita, della Coscienza di un individuo, in un altro corpo fisico, trascorso un certo intervallo di tempo dopo la morte del precedente corpo.

Per fortuna il concetto gnostico della reincarnazione non è esclusivo di questa filosofia anzi è possibile ritrovarlo sia in epoche anteriori che posteriori, sicuramente spiegato in maniera più chiara e precisa. In particolare è presente nelle filosofie orientali, denominato in sanscrito Samsara “scorrere insieme” e indica, nelle religioni dell’India quali il Brahmanesimo, il Buddhismo, il Giainismo e l’Induismo, la dottrina inerente al ciclo della vita, della morte e della rinascita. È talora raffigurato come una ruota. Detta appunto Ruota del Samsara.

In senso lato e in un significato più tardo, viene a indicare anche “l’oceano dell’esistenza”, la vita terrena, il mondo materiale, che è permeato di dolore e di sofferenza, ed è, soprattutto, insostanziale: infatti, il mondo quale noi lo vediamo, e nel quale viviamo, altro non sarebbe che un miraggio, un’illusione, detta maya.

Immerso in questa illusione, l’uomo è afflitto da una sorta di ignoranza metafisica (avidia), ossia da una visione inadeguata, limitata, della vita terrena e di quella ultraterrena: tale ignoranza conduce l’uomo ad agire in maniera errata, trattenendolo così nel Samsara.

L’unica differenza, tra la dottrina gnostica e le suddette orientali, è che la gnosi propone l’ipotesi che il Samsara sia di natura artificiale, creato e mantenuto in attività dagli Arconti, i nostri E.T. Presto giungeremo a ulteriori evidenze a conferma di questa ipotesi.

Tralasciando le dottrine religiose, basate sulla fede e sul credere, quindi distanti dallo sperimentabile, un approccio più scientifico e quindi empirico proviene dalla conoscenza delle Upanisciad, un insieme di testi filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal nono, ottavo secolo fino al quarto secolo avanti cristo, denominati: le quattordici Upanisciad vediche.

Tra questi vi sono le conoscenze filosofiche, di tipo sperimentale, che si ritrovano negli Yoga Sutra di Patanjali, vissuto probabilmente tra il nono e il quarto secolo prima di cristo, sono illuminanti per questa indagine. Il filosofo indiano riteneva che l’Anima conservi le impressioni, dette (samskara), delle vite precedenti. queste impressioni sarebbero il vero karma, una sorta di ferite emotive che conservano la loro carica negativa e interferiscono nella vita attuale, creando psicosi e altri generi di turbamenti della coscienza. Patangiali chiamava il processo di regressione alle vite precedenti “Pratiprasava”, letteralmente “riassorbimento”, “nascita a ritroso”, regressione.

Questa pratica yogica ha lo scopo di restituire all’Anima la sua originale purezza. Indagando a fondo nelle memorie occluse delle vite passate e permettendo all’Anima stessa di osservare le cause dei suoi mali, spesso derivanti da esperienze traumatiche vissute in esistenze precedenti, per liberarsene in un processo di catarsi.

La Coscienza, in questo modo, salirebbe lungo una scala che parte, nel gradino più basso, dal mistero, quindi dall’ignoranza di se stessa, per giungere al gradino più alto, la conoscenza di se stessa e l’autorealizzazione del totale potenziale innato.

Tale pratica sarebbe in uso in numerose scuole di Yoga.

Nel ventesimo secolo, Lafayette Ron Hubbard ha ripreso i concetti espressi da Patangiali nei suoi ioga Sutra, rielaborandoli per modernizzarne le terminologie e renderli fruibili e comprensibili a chiunque. La tecnica da lui sviluppata si chiama “auditing”, ed è di gran lunga più efficace e sicura dell’oramai arcaica ipnosi.

Di grande interesse il suo libro : “Hai vissuto prima di questa vita ?”, del 1958; una raccolta di quarantuno casi di reincarnazione e di esperienze di vite passate.

La maggior parte del libro è dedicata al resoconto delle sedute di regressione, effettuate su individui che hanno recuperato i loro ricordi di vite passate. Questi casi mostrano come gli atteggiamenti e le azioni di una persona nella vita presente possano essere influenzati da incidenti fisici e traumi psicologici subiti nelle passate incarnazioni.

Essi documentano anche i miglioramenti, che si sono verificati quando tali incidenti sono stati affrontati e compresi.

Nell’ambito dell’esercizio della professione medica, alcuni professionisti hanno riportato i risultati di estese ricerche basate sulla regressione a vite passate, ottenuta con l’ipnosi o con tecniche di rilassamento guidato, nel corso delle quali i soggetti coinvolti descrivevano con notevoli dettagli esperienze di vita che si sarebbero svolte sino a diversi secoli, o anche millenni, anteriori alla loro nascita attuale.

Tra questi studiosi si possono ricordare Helen Wambach, che ha condotto studi su 1.088 soggetti; Brian Weiss, che ha pubblicato diversi best seller sulla sua attività di psichiatra basata sulla tecnica della regressione; Ian Stevenson e Jim B. Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile della Università della Virginia.

Quest’ultimo ha effettuato uno studio, in particolare, sui bambini che affermano di ricordare vite precedenti. Nel suo saggio “Vita prima della vita: una investigazione scientifica sulle memorie di vite passate nei bambini”, egli descrive quarant’anni di ricerche compiute in tal senso.

I bambini da lui analizzati provengono da ogni angolo del pianeta e da diverse tipologie di famiglia. L’età di questi bambini varia dai due ai sei anni, dopodiché tali ricordi verrebbero misteriosamente dimenticati. I ricercatori, una volta raccolte le testimonianze, sono andati personalmente nei posti indicati dai bambini a incontrare le persone di cui avevano parlato e visitare i luoghi descritti dai ragazzini; riscontrando che molto spesso tali ricordi erano veritieri.

Psicologi come Tucker analizzano i casi di centinaia di pazienti, e spesso per verificare le informazioni che i bambini ricordano devono interrogare almeno una cinquantina di persone diverse.

Stevenson, per primo, fa notare che organizzare una truffa coinvolgendo più di cinquanta persone è quantomeno difficile, se non impossibile.

Secondo la ricerca di Jim B. Tucker, i bambini analizzati non usano mai l’espressione “vita precedente” pur descrivendo con chiarezza ciò che sarebbe loro avvenuto in passato.

Un bambino turco, per esempio, avrebbe fornito molti dettagli circa la sua famiglia passata, residente nella città di Istanbul, che si trovava molto lontano dal luogo della sua attuale abitazione. Il bimbo aggiungeva particolari di parenti avuti in passato, citando i loro nomi armeni assieme ai relativi indirizzi di casa.

Ricordava anche i nomi della moglie e dei figli.

Non tutti i bambini però ricorderebbero le vite precedenti. Tucker avrebbe notato che, nel 70% dei casi, i bambini ricordano morti avvenute soprattutto in circostanze non naturali, quali incidenti, episodi traumatici improvvisi e morte violenta.

A fronte dei suoi vari esperimenti, che lo hanno portato a ritenere che la coscienza non sia un prodotto del cervello, bensì sia la manifestazione dell’Anima, e che quindi sia immortale; la ricerca scientifica di Tucker non fa altro che confermare le varie dottrine che in passato hanno tentato di divulgare il concetto di reincarnazione.

Per approfondire:

Continua…

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